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Giulia Riva, the Beijing Experience

04 September 2015 - Stories

Lodi, maggio 2007. Finale campionati provinciali 80 metri cadette, sul volto delle giovani atlete la tensione della “prima volta”, stemperata da gesti copiati dai campioni e da sospiri profondi. Nelle corsie centrali svetta una ragazzina dall’aria timida, con gambe lunghe ed esili. Alla partenza esita ma sul lanciato divora la pista con facilità disarmante e vince nell’ottimo tempo di 10”18.

Da quell’assolato pomeriggio primaverile sono passati otto anni, e la ragazzina è diventata donna, il suo nome è Giulia Riva. E ai mondiali di Pechino sui blocchi della 4x100 metri ha rappresentato l’Italia. Ha vinto paure e infortuni, ha sudato e sofferto per arrivare qui ed ora è lei a impugnare il testimone al momento della presentazione davanti a milioni di spettatori.

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Ci incontriamo con Giulia nel “suo” XXV Aprile, campo dove due volte a settimana viene ad allenarsi. La sua gentilezza contrasta con la grinta che esprime in pista, questo ossimoro la rende speciale per tutti gli atleti che la conoscono e hanno il piacere di allenarsi con lei. Giulia è una tigre, non molla mai un metro in allenamento come in gara e questo fa di lei una naturale leader.

I ricordi di otto anni di allenamenti e gare riaffiorano e ci fanno capire quanto è vero che “nothing coming easy”. Nel 2009 un infortunio maledetto le impedisce di partecipare ai mondiali under 18 di Bressanone, e da quel giorno per quattro lunghi anni il suo percorso è tutt’altro che facile: piccoli e grandi infortuni minano il suo corpo ma non la sua mente, l’ostinazione è una dote innata in questa atleta e la passione per lo sport la guida anche nei periodi più bui, aiutata come sempre da papà Valter e mamma Sonia, sempre attenti e amorevoli.

Finchè nel 2013 incontra Marco, da anni trainer competente e appassionato che vede in Giulia le potenzialità e la chiave di svolta: per andare forte bisogna rendere efficiente la struttura con tanto lavoro posturale e di potenziamento, e correre tanto (e bene) con l’aiuto di compagni di allenamento animati dallo stesso fuoco come Ilaria ed Emanuele.

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Ed eccoci a Pechino, convocata con la staffetta 4x100, ad onorare la maglia dell’Italia come già fatto in altre occasioni quest’anno. Quell’azzurro che le sembrava impossibile da raggiungere dopo tante delusioni e appuntamenti mancati di un soffio, una dimensione che ora sente sua dopo le prestazioni all’AExpedition di Ginevra e la conferma in Coppa Europa dove ha bloccato il crono a 23”30 in entrambe le occasioni, tempo di ottimo livello ma che vede ora come un semplice punto di partenza.

I giorni che precedono la gara sono frenetici: gli ultimi allenamenti in una Milano deserta le danno sicurezza, il raduno a Dalian nonostante le difficoltà ambientali e la pista troppo dura per allenarsi scorre via senza intoppi, perché un’atleta deve saper adattarsi in qualsiasi situazione, dal cibo al clima.

Il contorno delle gare è una esplosione di emozioni: l’atmosfera nell’albergo è incredibile, i migliori atleti al mondo sono i primi a sorriderti e a dirti “good luck”, segno che l’umiltà e la disponibilità sono virtù dei forti, forse i nostri atleti dovrebbero imparare a vivere il tutto più serenamente, perché correre in fondo è un gioco, il più bello e naturale.

Ed ora Giulia è dietro ai blocchi, impugna il testimone e corre la prima frazione. Aprirà lei la 4x100 italiana, una frazione che non esalta la qualità del suo lanciato ma che onorerà con la grinta di chi è sempre a disposizione e da il 200% per la squadra. L’Italia non si qualifica per la finale per pochissimo ma segna un ottimo 43”22, secondo tempo di sempre e un passo in più verso l’olimpiade di Rio.

Davanti alle telecamere è raggiante, consapevole di aver fatto il suo ma con negli occhi già gli obiettivi futuri. Uscendo dal Bird Nest della capitale cinese ha forse ripensato a quegli anni bui in cui tanti erano gli infortuni e poche le soddisfazioni, un periodo di stasi che ha sicuramente rallentato la sua corsa verso gli obiettivi importanti. Ma molto più probabilmente il suo pensiero sia andato a quanto è bello correre, e di quanto l’amore per questo sport arricchisca la sua vita e la renda una persona migliore, vivendo il suo sogno e lavorando duro giorno dopo giorno perché diventi realtà.

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